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SUPERARE L’”EFFETTO DISPOSIZIONE” CON LO STOP LOSS

admin on 14 ottobre 2016 - 22:14 in Curiosità, Fare Trading

Bisogna […] distinguere i titoli buoni da quelli cattivi; avere il coraggio di togliere il braccio prima che la gangrena divori il corpo intero”. (Luigi Einaudi, 1874-1961)

L’articolo odierno inizia con una citazione del più grande economista italiano (non solo per il sottoscritto), Luigi Einaudi. Già nella prima metà del Novecento, era quindi noto il rischio gestire in maniera diversa guadagni o perdite potenziali. In particolare, appunto, nella pratica gli investitori sembrano propensi a tagliare i guadagni e a lasciar correre le perdite. Tale comportamento è noto all’interno della finanza comportamentale con il nome di “effetto disposizione”.
Formalmente la letteratura accademica sull’effetto disposizione inizia nel 1985 con il lavoro di Hersh Shefrin e Meir Statman, attualmente docenti alla Santa Clara University in California, nel quale i due autori propongono una teoria per spiegare tale bias comportamentale: partendo infatti dalla Teoria del Prospetto, formalizzata solo alcuni anni prima da Daniel Kahneman e Amos Tversky, Shefrin e Statman collegano aspetti legati anche alla contabilità mentale ed al rimpianto. Il loro lavoro rappresenterà il punto di partenza per una pluralità di articoli sul tema che saranno scritti nei decenni seguenti, dato che questo comportamento costituisce uno dei motivi principali per cui gli investitori (specie quelli retail) sono soliti registrare delle perdite nella loro attività di trading.
Da un punto di vista psicologico, infatti, le operazioni potenzialmente profittevoli e quelle potenzialmente in perdita vengono gestite in maniera completamente differente. Come ben illustrato dalla Teoria del Prospetto, gli investitori si comportano in maniera differente se posti di fronte ad alternative che si trovano entrambe sul lato dei guadagni (meglio una vincita certa di 400 euro [alternativa A] oppure lanciare una moneta e vincere 1.000 euro se esce testa, oppure nulla in caso di croce [alternativa B]?) o entrambe su quello delle perdite (meglio una pagare 500 euro [alternativa C], oppure una soluzione aleatoria – sempre decisa dal lancio di una moneta – dove si pagano 1.500 euro se esce testa e nulla se esce croce [alternativa D]?). Solitamente la maggior parte degli individui opta per la soluzione sicura, [alternativa A], nella prima situazione (ci accontentiamo di 400 euro), mentre nel caso in cui dobbiamo decidere fra alternative perdenti, la nostra scelta ricade su quella rischiosa, [alternativa D] (meglio lanciare la moneta e sperare di non dover pagare nulla). Siamo quindi avversi al rischio nel primo caso e amanti del rischio nel secondo, sebbene occorra notare come, confrontando le due coppie di scelte, da un punto di puramente economico la soluzione preferibile nel primo caso sia la [B] (dove in media si guadagnano 500 euro) rispetto alla [A] (dove il guadagno è di soli 400 euro), mentre nella seconda situazione dovremmo optare per [C] (pagare un importo certo di 500 euro), contro un pagamento medio di 750 euro [alternativa D].

SALVARE IL BRACCIO SANO CON LO STOP LOSS. Perché l’emotività ci spinge allora a prendere la decisione sbagliata e a tagliare il braccio sano (i titoli profittevoli) e a tenere il braccio malato (i titoli in perdita)? Come visto in precedenza siamo portati a scegliere la certezza nel caso di guadagni, mentre preferiamo l’incertezza nel caso delle perdite. Questo fa sì, che la maggior parte di noi sia propenda quindi per chiudere una posizione in leggero profitto, in modo da consolidare tale guadagno (seppur piccolo), mentre sia disposta a tenere aperto oltre il dovuto un trade attualmente in perdita, nella speranza che in futuro tale titolo inverta la rotta. Purtroppo quello che solitamente si registra nella maggior parte dei casi è un incremento della perdita sopportata dal trader e solo raramente una riduzione della stessa. Esistono allora modi per salvare il braccio sano, magari addirittura rinforzandolo, e limitare al massimo l’espansione della malattia sul braccio malandato? Probabilmente sì; sono gli stop loss. L’utilizzo di un limite di prezzo, inserito contemporaneamente all’invio dell’ordine, al quale chiudere la posizione in essere, permette infatti di gestire sia le situazioni in profitto, che quelle in perdita in maniera ottimale. Nel caso in cui l’operazione risulti infatti fin da subito profittevole, anziché chiudere definitivamente il trade in utile, forse è opportuno valutare l’innalzamento dello stop loss iniziale, in modo da mettere a rischio solo una quota del guadagno conseguito, ma al contempo lasciare aperta la possibilità ad ulteriori salite (se siamo long) o discese (se siamo short) del titolo. Nel caso invece in cui la posizione registri delle perdite fin dalle sue fasi iniziali, l’inserimento di un limite di prezzo al quale uscire dal mercato è fondamentale per limitare perdite, che potenzialmente (e anche realmente!) possono arrivare ad azzerare l’intero capitale investito. Come scritto in un precedente post, l’inserimento dello stop loss non viene quasi mai utilizzato dai trader retail, in quanto il suo utilizzo implica da un punto di vista psicologico la possibilità di registrare delle perdite. Alternativamente, ho sentito trader individuali dire che loro preferiscono gestire la posizione non in maniera automatica, ma in funzione della situazione di mercato, in modo da evitare di prendere lo stop loss e poi vedere il titolo ripartire nella direzione opposta, con forte senso di frustrazione e rimpianto. Purtroppo sappiamo bene come in queste situazioni il rischio di essere vinti dall’emotività sia decisamente elevato, con il rischio di rinviare continuamente la chiusura di un’operazione in perdita, nella vana speranza che il titolo ritorni sui valori di partenza.
L’esperienza passata di ciascuno di noi dovrebbe averci insegnato che l’utilizzo degli stop loss è fondamentale per avere successo sui mercati finanziari; purtroppo questa non sembra essere la realtà, visto il limitato uso nella pratica. Nel prossimo articolo cercheremo quindi di capire insieme i motivi per cui sia difficile imparare dall’esperienza propria e da quella altrui, in modo da migliorare il nostro modo di operare.

Duccio Martelli

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