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Quale è la percentuale dei trader che registra una perdita sui mercati?

admin on 25 luglio 2016 - 16:52 in Approfondimenti, Fare Trading

Questa è la domanda che di solito mi viene posta ogni volta che tratto tematiche legate al trading ed al mondo degli investimenti. Purtroppo ad oggi non esiste una risposta esaustiva a tale interrogativo. È possibile tuttavia definire un range (per la verità abbastanza ampio) entro cui far ricadere la quota dei trader che purtroppo registrano delle perdite. Combinando studi di tipo accademico e notizie pubblicate su siti specializzati, dove trader più o meno di successo (almeno così affermano di essere) condividono con gli altri utenti le loro esperienze personali, è possibile stimare una percentuale di investitori individuali che non sono affatto performanti che oscilla tra l’80 ed il 95%. Questo significa che solo 5 su 100, o nella migliore delle ipotesi 20 su 100, sono i trader che riescono a portare a casa un profitto, piccolo o grande che sia, grazie alla loro operatività. Gli altri investitori sono invece costretti ad uscire dal mercato o a mettere nuovo capitale sul conto se vogliono proseguire ad operare.

Sebbene l’ampiezza del range dipenda da una pluralità di fattori, quali ad esempio il mercato di riferimento, il periodo analizzato e le caratteristiche individuali dei singoli trader, ricercatori e professionisti sono d’accordo nell’assegnare il peso specifico maggiore di tali risultati negativi ad errori legati soprattutto al ruolo che l’emotività dei singoli investitori gioca sulle strategie di trading. In particolare, alcuni bias comportamentali che maggiormente inficiano nell’operatività degli investitori individuali sono certamente l’overconfidence, ossia la troppa fiducia nella proprie capacità che spinge i trader a detenere portafogli concentrati su uno o pochi titoli; l’effetto disposizione, dato dalla tendenza da parte degli investitori individuali a chiudere anzitempo le posizione in profitto, lasciando invece aperte troppo a lungo quelle in perdita; e la ripetizione degli errori commessi nel passato, segno di una marcata difficoltà nell’apprendimento da parte della maggior parte degli investitori.

La presenza di anomalie comportamentali nell’operatività quotidiana dei trader fa sorgere tuttavia dubbi circa la valenza effettiva dei modelli presenti nella letteratura accademica, che solitamente ipotizzano invece un operatore razionale, che non commette appunto errori. Nel corso delle prossime settimane cercheremo di sviscerare queste tematiche legate al comportamento dei trader, coniugando aspetti teorici ed evidenze pratiche, in modo da aiutare ciascun lettore a migliorare la propria operatività (o almeno lo speriamo…).

Duccio Martelli

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