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È l’ego il vero nemico del trader overconfident

admin on 7 settembre 2016 - 23:52 in Fare Trading

Nel precedente articolo, riguardante la percentuale di trader che nel medio e lungo termine registrano delle perdite più o meno significative, abbiamo visto come la principale causa di tali performance negative sia purtroppo rappresentata da un’eccessiva fiducia degli stessi investitori nelle loro capacità; fiducia che invece non trova alcun riscontro nella bontà dell’operatività passata dei soggetti. In termini più formali abbiamo parlato di overconfidence. È ragionevole quindi affermare che il principale nemico di ogni trader sia il proprio ego. Benché una giusta fiducia nei propri mezzi sia indispensabile non solo nella sfera professionale, ma anche nella vita di tutti i giorni, un’immotivata sovrastima nelle proprie capacità può tuttavia indurre il singolo individuo a mettere in atto comportamenti che possono avere effetti pregiudizievoli o comportare l’assunzione di rischi difficilmente gestibili per il soggetto. Questo è particolarmente vero sui mercati finanziari, dove trader che presentano un’eccessiva fiducia nei loro mezzi non giustificata da prove concrete mostrano sostanzialmente due peculiarità: un numero eccessivo di operazioni, anche in lassi temporali molto ridotti, ed una concentrazione del portafoglio in una (o poche) attività.

Performance nette dei trader overconfident inferiori rispetto all’andamento degli indici di mercato
Questi due comportamenti tipici di soggetti troppo sicuri nelle loro capacità trovano una spiegazione dal fatto che i trader overconfident reputano la loro operatività sempre vincente e, anche in caso di operazioni chiuse in perdita, sono soliti attribuire la colpa a fattori esterni (come ad esempio al mercato, che non ha saputo apprezzare la bontà di un titolo) o a sottostimare da un punto di vista psicologico l’importanza della perdita derivante da un’operazione. Sotto questo secondo aspetto, infatti, non è raro che trader overconfident tendano a ricordare in maniera chiara un’operazione chiusa con un notevole profitto, anche se molto lontana nel passato, mentre siano portati invece a dimenticare perdite frequenti accadute di recente. Anche a livello accademico lo studio di soggetti overconfident ha riscosso da sempre un notevole interesse. In particolare, in uno studio di alcuni anni fa uscito proprio in concomitanza del formarsi della bolla delle dot.com di inizio secolo, due studiosi statunitensi (Brad Barber e Terrance Odean) dimostrano come su un campione di oltre 66.000 investitori individuali, i soggetti overconfident presentano una performance lorda simile a quella degli altri investitori, sebbene il rendimento netto sia decisamente inferiore, a causa dei maggiori costi di transazione che hanno dovuto sostenere. Inoltre, sebbene le performance nette siano positive, esse risultano inferiori rispetto all’andamento degli indici di mercato. L’eccessiva compravendita di strumenti fa inoltre sì che in media i trader oggetto dello studio movimentino il proprio portafoglio in maniera eccessiva nella sola speranza di ottenere un extra-rendimento, che invece nella maggior parte dei casi purtroppo non si verifica (ved. figura 1).

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Figura 1 – Rotazione mensile del portafoglio e performance annua degli investitori individuali
Fonte: Barber, B. & Odean, T. (2000). Trading Is Hazardous to Your Wealth: The Common Stock Investment Performance of Individual Investors. The Journal Of Finance, 55(2), 773-806. http://dx.doi.org/10.1111/0022-1082.00226

 

 

 

“Il trading fa male ai trader”
Sebbene la maggior parte dei trader si consideri non affetta da tale bias* comportamentale, l’evidenza pratica sembra purtroppo dimostrare il contrario. Capire se siamo portati a sovrastimare le nostre capacità è relativamente semplice: basta prendere un foglio di calcolo, riportarvi l’elenco delle operazioni effettuate fino ad ora, con indicazione della data dell’operazione, dei prezzi di acquisto e vendita e delle commissioni pagate nel momento di ingresso e di uscita dal mercato, e calcolare la performance netta di ognuna di queste. Banalmente se il rapporto tra il numero e/o l’ammontare delle operazioni in perdita e quelle in profitto è a notevole vantaggio delle prime forse sarebbe bene iniziare a porsi alcune domande. Malgrado sia quindi facile verificare la propensione di ciascun investitore verso tale atteggiamento, molto più difficile è invece diventare consapevoli dei propri limiti, iniziando a porsi le giuste domande sul perché di tale operatività poco performante. E ancora più difficile è infine imparare dai propri sbagli, mettendo magari da parte il proprio ego, riducendo l’esposizione sui mercati e soprattutto rimettendosi a studiare per rimanere aggiornati sui mutamenti del mercato e degli strumenti. Comportamenti overconfident, infatti, possono derivare anche da un immobilismo che caratterizza le strategie di un trader; strategie che in passato sono magari risultate efficaci, ma che oggigiorno non lo sono invece più, visti i cambiamenti che hanno caratterizzato i mercati e che li caratterizzeranno ancora in futuro.
Chiudendo infine una battura fatta da Barber e Odean nello studio citato in precedenza, sembra quindi proprio vero che “il trading faccia male ai trader”.

Duccio Martelli

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* bias: termine scientifico che in psicologia significa tendenza, inclinazione

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